CHIANTI CLASSICO

l Chianti, ovvero il territorio che da secoli produce il vino Chianti Classico, è una parte di Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, a est dai Monti del Chianti, a sud dalla città di Siena e a ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa. Il clima è di tipo continentale, con temperature anche molto basse in inverno , al di sotto dei 4-5 gradi, ed estati siccitose e roventi, durante le quali non di rado si superano i 35 gradi. Le tipologie dei terreni cambiano notevolmente a seconda delle zone ma un dato comune è la presenza di scheletro, ovvero di ciottoli o sassi.

Le forme di allevamento tradizionali sono rappresentate dal Gujot e da una sua derivazione denominata archetto toscano. Negli ultimi anni, soprattutto per i nuovi vigneti, si è molto diffuso in Chianti il cordone speronato.

CHIANTI DOCG

L’area situata a sud dell'Appennino e fra le province che comprendono Firenze, Siena, Arezzo, Prato, Pisa e Pistoia. L'altitudine dei terreni collinari coltivati a vite è compresa mediamente fra i 200 ed i 400 m s.l.m. Il clima del comprensorio può essere definito da "umido" a "subumido", con deficienza idrica in estate. 

Le forme di allevamento tradizionali sono rappresentate dal Guyot, da una sua derivazione denominata "archetto toscano" e dal cordone speronato. La vinificazione consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve dei vitigni autorizzati leggermente appassite.

CHIANTI CLASSICO RISERVA

Il nostro vino Chianti Classico Riserva è un prodotto di straordinaria intensità sia negli aromi fruttati e floreali, sia nel sapore sapido e vellutato che prende corpo durante la maturazione, raggiungendo un retrogusto di amabile legnosità. I vitigni che utilizziamo sono il Sangiovese per un 95% e il Colorino per un 5% e vengono allevati unicamente in zone collinari non superiori a 700 metri s.l.m. con orientamento studiato ed idoneo ad una perfetto sviluppo e maturazione. I terreni sono costituiti in prevalenza da substrati arenacei, calcareo marnosi, da scisti argillosi, da sabbie e ciottolami. Le uve accuratamente selezionate, vengono raccolte manualmente e lasciate fermentare in tini di acciaio di piccola dimensione per almeno 20 giorni. Dopo tale periodo lo sottoponiamo ad almeno due anni di invecchiamento in Barrique o in piccole botti di rovere, di cui almeno dieci mesi di affinamento in bottiglia. Generalmente il periodo di invecchiamento viene calcolato a decorrere dal 1o gennaio successivo all'annata di raccolta delle uve. Consigliamo il consumo dopo 3 – 7 anni dalla vendemmia. 

BRUNELLO DI MONTALCINO

La zona di produzione dei vini di Montalcino ha unclima tipicamente mediterraneo, tendenzialmente asciutto in quanto dista circa 40 km in linea d’aria dal mare e 100 km dagli Appennini.
A Sud il monte Amiata, con i suoi 1.740 metri di altezza, domina e protegge il territorio del Brunello da fenomeni atmosferici come nubifragi e grandinate e tutto questo comporta una maturazione graduale e completa dei grappoli. I terreni sono distribuiti su colline sedi di antichissimi insediamenti etruschi e romani ed oggi arricchiti da una rigogliosa macchia mediterranea costituita da ginepro e corbezzolo e boschi di querce. Sono terreni a medio impasto, franco-argillosi e con una ricca presenza di scheletro così da essere substrato ottimale per la coltivazione del Sangiovese, vitigno tipico nella produzione del Brunello. La forma di allevamento più diffusa in vigna è il cordone speronato, ottenuto mediante potatura corta. La qualità del Brunello di Montalcino nasce in vigna, grazie a un meticoloso lavoro manuale, dalla potatura secca alla scelta del germoglio più idoneo. Le uve accuratamente selezionate, vengono raccolte manualmente e lasciate fermentare in tini di acciaio inossidabile per almeno trenta giorni. Anche la macerazione dura circa un mese. Il vino viene poi invecchiato in botti di rovere per circa due anni. L’affinamento in bottiglia richiede almeno quattro mesi.

CHARDONNAY IGT TOSCANA

Secondo unantica leggenda l'origine di questo vino andrebbe ricercata sulle colline intorno a Gerusalemme e il termine Chardonnay avrebbe origini ebraiche. I primi Crociati infatti, sembra che al loro ritorno dal Medio Oriente, si portarono dietro un vino il cui nome originale ebraico era Shahar Adonay, che significa "la porta di Dio", in quanto le sue vigne si trovavano riunite intorno alla città di Gerusalemme, città santa, le cui porte conducevano tutte al Tempio di Dio. Oggi questo vitigno ormai si trova in quasi tutte le aree viticole del mondo e possiamo tranquillamente definirlo un vitigno internazionale. In toscana si sviluppa in collina 350-400 mt s.l.m. su un terreno di medio impasto con strati limosi, tufacei, ed argillosi. Il sistema di allevamento è il cordone speronato

SANGIOVESE DI TOSCANA

Il Sangiovese è uno dei vitigni italiani più diffusi in Toscana
Le prime informazioni di questo vitigno, risalgono al XVI secolo, quando Giovan Vettorio Soderini, nel suo trattato "La coltivazione delle viti", ne parla dicendo che «il Sangiocheto o Sangioveto è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare».
Il nome invece sembra che
derivi da “sangiovannese” in quanto originario di San Giovanni Valdarno, piccola cittadina in provincia di Arezzo, ma un altro mito narra che il nome derivi da Sanguis Jovis, sangue di Giove, nome attribuitogli da un monaco cappuccino del convento di Sant’Arcangelo di Romagna, nei pressi del monte Giove, durante un banchetto in onore di papa Leone XII, il quale chiese come si chiamasse lo squisito nettare che i monaci avevano servito. Il Barbaresco è un vino aristocratico, ottenuto da Nebbiolo in purezza e si presenta con un colore rosso intenso e brillante Il Sangiovese cresce su terreni collinari di media o scarsa fertilità, argilloso-calcarei con abbondante scheletro, asciutti in fase di maturazione. Consigliata la potatura mista o a cordone speronato.

LAMBRUSCO ROSSO E BIANCO AMABILE

Testimonianze dirette ci giungono dai latini e precisamente da Virgilio, nativo del mantovano, il quale parla dell'esistenza della Vitis Labruscagià duemila anni fa, nella sua quinta bucolica.
Le uve del Lambrusco sono rosse, coltivate maggiormente in Emilia-Romagna nelle province di Modena e Reggio Emilia, in quantità minore nella Provincia di Parma ed in Lombardia nella Provincia di Mantova. Crescono tra la media pianura e la bassa collina, a 250 metri s.l.m. 
Vengono utilizzate per produrre vini frizzanti e spumanti, sia rossi che rosati e vengono vinificate in bianco per produrre il lambrusco bianco.

BARBARESCO

Si narra che i Galli siano giunti in Italia alla ricerca di un particolare ed eccellente vino detto Barbaritium, denominato così grazie ai Romani che soprannominarono la zona, dove oggi sorge il borgo di Barbaresco, “Barbarica Silva”, poiché in tempi antichi quel luogo era ricoperto da una foresta impenetrabile. Il Barbaresco nasce nelle Langhe sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama "terreno tortoriano" caratterizzato da marne di un colore grigio-bluastro che danno luogo a colline biancheggianti piuttosto basse e rotondeggianti e che sono molto favorevoli alla coltivazione della vite. L'altitudine non può superare i 550 m s.l.m. e sono da escludere i terreni esposti a nord. Le forme di coltivazione consentite sono a controspalliera sistema di potatura Guyot.

BAROLO

La zona in cui viene prodotto il Barolo comprende i territori dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto e Serralunga d'Alba e parte dei territori dei comuni di La Morra, Monforte d'Alba, Roddi, Verduno, Cherasco, Diano d'Alba, Novello e Grinzane Cavour in provincia di Cuneo. Il territorio della Langa e del Roero è una delle regioni al mondo più generose per la qualità e la varietà delle produzioni vitivinicole. Le radici di tale eccezionalità vanno ricercate nella particolare collocazione geografica, nel clima vocato e nel ricco sottosuolo. L’andamento climatico è ancora oggi uno dei fattori più determinanti dei risultati che si possono poi apprezzare nel bicchiere. La presenza di valli e colline che creano differenti condizioni microclimatiche e, più in generale, il clima temperato freddo continentale, caratterizzato da stagioni ben definite, consentono alle uve di esaltare aromi particolarmente fini e intensi. Gli sbalzi termici tra il giorno e la notte durante la maturazione aumentano la concentrazione degli aromi nelle bucce. La composizione del suolo langarolo deriva dal ritiro del Mare Padano, iniziato circa 16 milioni di anni fa. Il substrato, oggi, è caratterizzato da argille, marne calcaree, marne bluastre, tufo, sabbie e gessi solfiferi. L’alternanza di questi strati fa sì che le viti regalino vini di eccellente finezza, struttura ed eleganza. Il sistema di allevamento e potatura della vite più diffuso in assoluto è il “Guyot”. Si tratta di una controspalliera a ridotta espansione che origina i classici filari e si presta a terreni di scarsa fertilità, spesso siccitosi e ripidi di collina.

NEBBIOLO

È il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, uno tra i più nobili e preziosi d’Italia, giunto integro fino ad oggi e conosciuto anche come la “regina delle uve nere”. Il suo nome deriverebbe da “nebbia”, perché i suoi acini appaiono come “annebbiati” ricoperti da abbondante pruina o perché la vendemmia di questo importante vitigno avviene al levarsi delle prime nebbie autunnali. Nasce sulle colline di Langa e Roero, dove ha trovato il suo habitat ideale, cresce su terreni calcarei e tufacei in posizioni collinari ben esposte al sole, preferibilmente a sud / sud-ovest, fra i 200 e i 450 m. s.l.m., al riparo dalle gelate e dai freddi di primavera. Germoglia tra la metà e la fine del mese di aprile giungendo a maturazione piuttosto tardi rispetto ad altri, nella prima metà di ottobre. La forma di allevamento più diffusa è il Guyot ad archetto.

BARBERA

"Generosa Barbera. Bevendola ci pare d'esser soli in mare sfidanti una bufera." Così parlava Giosuè Carducci di questo ottimo vino che infonde forza e sicurezza. E’ un vino ricco robusto coltivato nelle provincie di Asti ed Alessandria e prende il nome dall’omonimo vitigno a bacca nera molto diffuso in Piemonte e di origine antichissima. La sua importanza crebbe notevolmente alla fine dell’Ottocento quando fu riconosciuto come vitigno di forte vigoria in grado di resistere alla fillossera, che aveva invaso, distruggendoli, parecchi vigneti. I terreni da destinarsi alla coltivazione del Barbera si presentano argillosi, sabbiosi e calcarei, umidi collinari con un altitudine non superiore a 650 metri s.l.m. con esclusione dei terreni di fondovalle Le forme di allevamento consentite sono il Guyot tradizionale ed il cordone speronato.

PRIMITIVO

Il Primitivo è un vitigno rosso italiano, molto diffuso nella provincia di Taranto, nel capoluogo e a Laterza, Manduria, Avetrana, Maruggio, Sava, Lizzano, Torricella, Fragagnano, San Marzano, nel basso brindisino e nel leccese. L'origine del nome è probabilmente legata al ciclo biologico precoce, e viene generalmente vendemmiato nella prima decade di settembre. Le sue origini sono incerte, ma si ritiene sia di provenienza dalmata, e che sia stato portato in Puglia più di 2000 anni fa dall'antico popolo degli Illiri. Alcuni documenti storici narrano che nel XVII secolo i monaci benedettini si dedicarono alla coltura intensiva di questo vitigno, soprattutto nella zona di Gioia del Colle, area in cui il clima era particolarmente favorevole alla coltura del Primitivo. Il vino ebbe un grandissimo successo tanto che nel XIX secolo la coltivazione venne introdotta anche nel territorio di Taranto per poi nel corso di secoli estendersi in buona parte della Puglia. Recenti studi hanno messo in luce che il vitigno è geneticamente identico allo Zinfandel della California, dove probabilmente fu portato da emigrati pugliesi.

BIANCO DI SICILIA

La Sicilia è localizzata al centro della “fascia del sole” dove si trovano alcune delle più importanti zone vinicole del mondo. Si può definire un “continente vitivinicolo” per la varietà dei terreni, del clima e delle macro zone. La Sicilia è caratterizzata da un territorio prevalentemente collinare, dall’Appennino Siculo e dal vulcano Etna. Queste zone vulcaniche sono caratterizzate da un terreno argilloso-arenario e tufo-calcareo, pertanto fertile ed adatto alla coltivazione di vigneti.Tra vitigni a bacca bianca più diffusi in Sicilia troviamo: Catarratto bianco comune e lucido, Insolia, Zibibbo, Grillo, Grecanico, e Trebbiano bianco. Il nostro Bianco di Sicilia nasce da una combinazione di vitigni: Grillo, Insolia e Cataratto, cresciuti 250 metri s.l.m., seguendo come sistema di allevamento l’alberello o la spalliera bassa.

NERO D’AVOLA

Il nero d’Avola è uno dei vitigni a bacca scura più rinomati della Sicilia. E’ un vino rosso prodotto in tutto il territorio della Sicilia in modo particolare nell'area a sud-est compresa nei territori di Avola, Noto e Pachino con testimonianze della sua presenza che risalgono al XV secolo. Già nel 1800 i vini rossi provenienti da uve nero d'avola del territorio siracusano erano divenuti molto richiesti e ambiti dagli stessi commercianti Francesi e nordeurope. Il territorio vanta un clima mite anche d’inverno grazie alla morfologia dei Monti Iblei, che fanno da scudo contro i venti di tramontana e di maestrale, il territorio pianeggiante e in minor parte collinare, garantisce un’ottima produzione. Il sistema di allevamento più diffuso è a controspalliera o con il tradizionale alberello, più costoso e meno produttivo, ma con rese qualitativamente superiori dal punto di vista organolettico e del potenziale d'invecchiamento.

LUGANA

Il Lugana è un vino DOC prodotto esclusivamente nelle province di Brescia e Verona, nei comuni di Desenzano, Pozzolengo, Lonato, e Peschiera del Garda, zona nota agli archeologi sia per i numerosi reperti dell'età del bronzo sia per i resti di epoca romana disseminati un po' in tutta l'area. Si parla oltretutto di tradizioni relative al poeta Catullo che ne esaltava le qualità. Il terreno è molto argilloso, residuo delle ultime glaciazioni di quello che era il ghiacciaio che formò il lago di Garda, infatti questo vino bianco proviene da una varietà locale del vitigno Trebbiano, il Trebbiano di Lugana o Turbiana, sotto il profilo genetico affine al Verdicchio, che beneficia da un lato del microclima temperato del lago di Garda, dall'altro dei terreni argillosi della zona.